DOMANDE e SOLLECITAZIONI AMOROSE – Paolo Spaccamonti

DOMANDE e SOLLECITAZIONI AMOROSE – Paolo Spaccamonti

1. Sbattersi e suonare davanti a 4 individui, editare cdr dalla tiratura di 50/60 copie. Perché fai questo? Per il piacere dell’amplesso occasionale? Per irrisolte problematiche d’ego? Accogli nel tuo mondo, l’idea che, fare arte, abbia una valenza terapeutica?

Suonare davanti a 4 individui fortunatamente non è la regola. Può succedere e lo si mette in conto, ma può avvenire anche l’inverso. Ad ogni modo non è sempre il numero a determinare la riuscita della serata. Meglio poche persone ma attente, che un locale pieno di distratti. Non ho mai editato CDR . Da acquirente incallito tengo molto al supporto fisico, grafica etc… Se non sono io il primo ad investire, come posso sperare che lo facciano gli altri? Suonare mi fa star meglio, per cui direi di sì.

2. Perché suoni dal vivo? Perché dal vivo esisti? Perché sei vivo? Consideri esistenza questa condizione? Sei indulgente con te stesso?

Perchè mi diverte.

3. L’attuale condizione dell’essere musicista, nella dimensione produzione e nella dimensione performance, ti crea un senso di spaesamento e d’isolamento?

Tutt’altro. Girando per concerti capita sovente di conoscere persone totalmente affini . Questi incontri/confronti aiutano a sentirsi meno alieni, oltre che in ottima compagnia.

4. Quale esigenza, ti porta oggi a considerare necessario il fattore produzione e live?

Oltre ad essere una delle poche cose che non mi annoia al mondo, produrre e suonare dal vivo è per me un’esigenza fisiologica.

5. Che valore ha la tua performance in termini di qualità e onestà?

Non saprei. Sul palco cerco di suonare bene, il resto non sta a me deciderlo.

6. Che storia vuoi lasciar di te? …hai in mente un orizzonte, un percorso, oppure… …no?

Non è quello il mio intento. Mi interessa migliorare in ciò che faccio e spero che un giorno possa diventare il mio vero lavoro. Questo è l’orizzonte che mi piace intravedere.. ma non sono uno sprovveduto..

7. Sei sicuro che l’esposizione a scopo terapeutico, non ti generi un panico da esposizione e da aspettative continuamente deluse?

Il panico lo vivo ogni giorno e non ha a che fare con la musica ma con la ripetitività del quotidiano. Fortunatamente lo faccio principalmente per me stesso e per il piacere di farlo. Non ho grandi case discografiche alle spalle, promoter o fan ansiosi di scoprire quale sarà la prossima mossa. Per cui non credo proprio che qualcuno si aspetti qualcosa da me, al di fuori di me stesso. Questo è il bello di essere totalmente “indipendenti”.

8. Il sistema che conoscevi e conosciamo è in agonia conclamata da tempo: Fai finta di nulla? Non ti poni il problema? Come lo affronti? Con quali astuzie diffondi cultura? Data la condizione comatosa dell’insieme, di nuovo, cosa ti induce a credere di esistere? Fai resistenza? Lasci scivolar via tutto? Non te ne curi?

E’ un grosso problema e me lo pongo quotidianamente. Ma avendo inziato da pochi anni non mi son fatto troppe illusioni. Lo stato comatoso era parecchio avanzato già al mio arrivo.

9. Accade spesso di relazionarsi con l’esterno con usi e costumi prossimi al mondo del rock. Cioè, tutti noi, quando abbiamo due date di fila, facciamo un po’ di booking per creare un piccolo tour. Tutto questo casino di telefonate e mail porta davvero dei risultati? Come sviluppare proprie strategie di relazione?

A volte tutto il casino di cui sopra funziona , altre no. E si rischia di passare ore davanti al computer, inutilmente. L’alternativa però è inesistente, per cui vale la pena provarci.

10. Hai scelto la frontiera, bene. La maggior parte dei suoni che produci ti tiene fuori al freddo, non è accogliente. Ascoltare certe cose non nasce da una naturale pulsione, è una questione di tempo ed educazione, si tratta d’imparare a decifrare segni e silenzi; mica cazzi. Perché, uno se le va a cercare? La frattura tra artista e resto dell’universo è colmabile? Puoi proporre una mappa che ci/ti spieghi?

Non è stata una decisione razionale. Se ne fossi stato in grado avrei optato per una musica più fruibile, ovviamente senza perdere di vista la dignità. L’idea del ghetto a tutti i costi non mi appartiene. Nonostante gli ascolti più disparati ho trovato naturale produrre musica di questo tipo, poco convenzionale e priva di voce, oltre che di ritornelli. Detto questo, non sono sicuro che sia così ostica..

11. Fai diventar storia i tuoi perché, i tuoi come e i tuoi gesti. Come li vorresti rappresentare idealmente?

Non lo so. E rileggendo le precedenti risposte, l’ aver perseguito la via strumentale mi stupisce ancora meno.

PROVOCAZIONI ISOLATE

Non si avvista orizzonte né punto d’approdo, stante ciò: perché ti ostini a produrre? Sei ricco? Sei un mecenate? Lo sai che suoni sempre nei soliti tre posti e prendi 50 euro a data come un manovale?

Non sono ricco per niente, infatti il mio vero lavoro è un altro, e neanche generoso..per ora mi va di farlo. Purtroppo non faccio molti concerti, per cui non mi capita quasi mai di tornare sul luogo del delitto (Torino esclusa). Per quanto riguarda la famosa paga da manovale.. non amo la carità..a quel punto resto a casa a guardare un film. Al di là di tutto, cerco di valutare situazione per situazione. Ci sono posti in cui ha senso farlo, a qualsiasi condizione, perchè gestiti da persone splendide oltre che appassionate etc.. Altri meno. Ma ripeto, per ora mi piace farlo, e nel gestire il tutto cerco di trovare una quadra che abbia un senso artistico/professionale oltre che pratico/economico.

EPISODICHE RIFLESSIONI

Faccio quel che faccio, domandandomi se esisto… Siamo isole? …distanti e incompatibili?

La seconda che hai detto.

TUTTO IL CASINO PER… Esplicitare una storia, la nostra. Collettiva. Dire di gesti, pensieri, movimenti, che altrimenti andrebbero persi. Di volti occasionali che ne hanno fatto parte un istante, di altri, sempre in prima fila, ad azionarsi ed azionare. Proviamo a diventar materiale didattico di repertorio, mica solo un ricordo sbiadito per pochi.

Giustificare la mia esistenza.

Paolo Spaccamonti

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Paolo Spaccamonti : chitarrista/musicista di Torino.Nel 2009 ha pubblicato il suo primo disco Undici Pezzi Facili (Bosco Rec. / O.F.F./ Audioglobe).

Accolto calorosamente dalle varie testate giornalistiche di settore (Rumore, Blow Up, Mucchio, D Donna, Buscadero etc..) come “uno dei più promettenti nomi della musica sperimentale italiana “, l’album ha suscitato molto interesse per la particolare e suggestiva intensità cinematografica. Rigorosamente strumentale, il chitarrista che “alterna rumore e momenti ipnotici ad aperture visionarie e malinconicamente melodiche” è stato paragonato ad artisti del calibro di Fennesz e Michael Brook e a band come Pink Floyd e Dirty Three.
Lo scorso gennaio è stato scelto dal Museo Nazionale del Cinema per curare la sonorizzazione di un classico del film muto del 1929 Rotaie .
(http://www.youtube.com/watch?v=-MnsvZCPeME) La performance (sold out) si è tenuta al Cinema Massimo all’interno della rassegna “Magnifiche Visioni. Rassegna Permanente del Cinema Restaurato“, rassegna che in precedenza ha ospitato nomi come Marlene Kuntz e Giardini di Mirò. Ha aperto tra gli altri i concerti di Nick Cave and the Bad Seeds (Traffic festival), Piano Magic, Six Organs Of Admittance, Niobe e Xiu Xiu. Di recente ha affiancato il giornalista Maurizio Blatto per la presentazione/reading del fortunato libro “l’ultimo disco dei Mohicani”,  in veste di chitarrista (insieme a Fabrizio Palumbo dei Larsen) . Il trio è stato battezzato “Trio Mohicano” e di recente è stato ospite della trasmissione Babylon su Radio 2. A maggio uscirà nei negozi il suo secondo lavoro, Buone Notizie.
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FLYER APRILE MAGGIO 2011

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DOMANDE e SOLLECITAZIONI AMOREVOLI – STEFANO GIUST

DOMANDE e SOLLECITAZIONI AMOREVOLI – STEFANO GIUST

• Sbattersi e suonare davanti a 4 individui, editare cdr dalla tiratura di 50/60 copie. Perché fai questo?
che altro può fare chi fa musica?
Uno può fare tante cose, queste sono solo delle possibilità. Si può scegliere di fare altra musica, più commerciale, fare scelte più comode… Oppure si sceglie di suonare la propria musica, anche se si tratta di musica difficile, e certo ci si rammaricherà un poco ogni volta che ad ascoltarla saranno “4 individui”; pazienza, 4 persone almeno c’erano! Però và detto che non è sempre così, capitano infatti concerti ben pagati e con un pubblico più numeroso, attento e curioso se non anche preparatissimo. Ma poi, è davvero così importante il pubblico? Per tanti è fondamentale, sia perchè vuol dire più soldi sia perchè l’amore del pubblico scalda l’animo, e molti hanno bisogno di queste cose. Sarebbe anche interessante chidere a questo pubblico perchè va ad un concerto e cosa pretende, in ultima analisi, dalla musica che ascolta: scopriremmo che il 99% della musica del ‘900 e di questo primo decennio del 2000 non l’ha richiesta quasi nessuno. La musica va avanti per la sua strada, a prescindere dal pubblico. Non mi piace chi cerca il consenso e il compromesso.
• Per il piacere dell’amplesso occasionale?
Per il piacere di condividere ed anche per pagarsi un po’ da vivere, certo.
• Per irrisolte problematiche d’ego?
Grazie a Setola Di Maiale, ho potuto realizzare tutti i dischi che avevo in mente, il mio ego è ampiamente appagato.
• Accogli nel tuo mondo, l’idea che, fare arte, abbia una valenza terapeutica?
Qualche volta questo accade, altre volte no.

• Perché suoni dal vivo?
Perchè vivo per suonare.

• Perché dal vivo esisti?
Perchè suono per vivere.
• Perché sei vivo?
• Consideri esistenza questa condizione?
Certo!
• Sei indulgente con te stesso?
Abbastanza.

• L’attuale condizione dell’essere musicista, nella dimensione produzione e nella dimensione performance, ti crea un senso di spaesamento e d’isolamento?
Sappiamo tutti che fare dischi e soprattutto impegnarsi nei concerti, significa conoscere e intrattenere relazioni con tante persone, di ogni nazionalità e cultura; alle volte queste persone hanno punti di vista diversi dai nostri e spesso possono rivelarsi dei punti di vista interessantissimi. Questo non produce spaesamento, ma arricchimento! Possono nascere singolari rapporti di amicizia e tutto questo scalda il cuore se è anche questo che si intende nella domanda. Sono una persona che sta bene per i fatti suoi, ricerco l’indipendenza, ma che si ritrova comunque e serenamente in una vasta comunità di artisti. Poi, per quanto riguarda la “dimensione produzione” il mondo ne è pieno e le tue stanno in mezzo a queste, in un modo o nell’altro. C’è una grande varietà e non si deve avere paura di esserci in mezzo. Certe produzioni saranno blasonate e acclamate, altre lo saranno di meno, altre ancora non lo saranno mai e non necessariamente per ragioni artistiche. I dischi hanno visibilità diverse e diverse sono le risorse con cui sono stati prodotti. Per me tutto questo importa poco e per quanto mi riguarda, aggiungo che per un artista dovrebbero essere dati trascurabili. In pochi saranno d’accordo con me.

• Quale esigenza, ti porta oggi a considerare necessario il fattore produzione e live?
Quella di sempre! Un petti rosso dovrebbe volare? Un pesce rosso nuotare? I musicisti devono pensare, suonare e produrre. Serve una visione d’insieme per farlo bene, ciascuno poi trova le sue strategie per andare dove ha posto la propria meta.

• Che valore ha la tua performance in termini di qualità e onestà?
Non sta a me dirlo, anzi non mi interessa. Quello che so è che assecondo le mie urgenze artistiche, adoperandomi seriamente per fare le cose che faccio, nel modo in cui le faccio. Poi, che queste benedette musiche siano tra le più problematiche e difficili non mi importa. Che le mie strategie siano al limite non mi importa. Non ho mai adottato compromessi, pur avendone avuto le occasioni!

• Che storia vuoi lasciar di te? …hai in mente un orizzonte, un percorso, oppure… no?
Penso sia una domanda lecita, anche se retorica o quasi ridicola, oggi. Non fa male chiedersi con umiltà questa cosa, ti pone di fronte a delle questioni importanti, ti mette davanti a tutto il lavoro che hai fatto e che hai da fare: che cosa sto facendo? lo faccio bene? cosa voglio dire? Io penso che chiunque lavora duro sulle cose che produce troverà il suo “posto”, perchè ci sono infiniti “posti” da occupare: la storia dell’arte ce ne tramanda di ufficiali, altri circuiti off e underground ci raccontano di altre storie e personaggi, altri “posti” si inventano continuamente. Sicuramente non credo al podio olimpico nell’arte! Forse era inevitabile ragionare così quando c’erano in circolazione 100 solisti e 100 gruppi. Ho fatto tanti dischi, tutti difficili da reperire se non attraverso internet; sono uno diverso dall’altro, è difficile catalogarmi o etichettarmi perchè non sono solo un batterista di musica improvvisata e free jazz. Ci sono sempre delle idee musicali che passano trasversalmente in tutti i lavori in cui sono coinvolto e lo sono, coinvolto, in quanto ritrovo nei vari progetti e collaborazioni le idee, gli spazi strumentali e l’evoluzione di cui ho bisogno. Non ho mai prestato il fianco alle scelte facili, ho intrapreso una strada radicale di pormi rispetto al music biz, autogestendo totalmente la mia attività e curandomi poco delle relazioni “che posson servire”. Il prezzo da pagare è l’impopolarità. Sono totalmente immerso nella musica e considero i progetti in cui sono stato coinvolto – visti dalla mia prospettiva – come singoli tasselli di un mosaico più grande, in cui rientra tutta la musica che ho suonato fino ad oggi. E ringrazio tutti i musicisti con cui collaboro perchè mi hanno permesso questo, in uno scambio continuo. La mia clandestinità e indipendenza sono aspetti portanti della mia attività artistica. Per rispondere alla domanda, penso sia questa la mia storia. Per me la musica è la cosa più meravigliosa che potrei fare per vivere questo mondo e il mio risarcimento, per tutti gli sforzi, è già questo.

• Sei sicuro che l’esposizione a scopo terapeutico, non ti generi un panico da esposizione e da aspettative continuamente deluse?
Non aspettarsi nulla dagli altri rende la vita più serena. Il resto son regali.

• Il sistema che conoscevi e conosciamo è in agonia conclamata da tempo:
• Fai finta di nulla?
Condanno questo sistema ogni volta che me ne viene data l’occasione e alle volte me la prendo io stesso, l’occasione! In questo non mi risparmio mai, ritengo sia un dovere riconoscere e affermare pubblicamente che il re è nudo!
• Non ti poni il problema?
• Come lo affronti?
• Con quali astuzie diffondi cultura?
http://www.setoladimaiale.net
• Data la condizione comatosa dell’insieme, di nuovo, cosa ti induce a credere di esistere?
Per dire, nel 2010 ho suonato in 5 paesi: Inghilterra, Portogallo, Polonia, Austria e Brasile. Nello stesso anno sono usciti dei dischi miei. Devo ‘essere’ per forza, anche se poi le testate giornalistiche musicali che si trovano in edicola non hanno quasi mai prodotto un articolo approfondito e serio sulle cose che ho fatto e faccio. E questo vale per moltissimi artisti che conosco. Leggo invece di artisti americani con nemmeno molta personalità, che hanno prodotto un solo disco; vado poi ad ascoltarlo in internet e mi dico: boh. Ma non voglio male a nessuno, è giusto che ciascuno faccia le sue scelte, io ho fatto le mie.
• Fai resistenza?
É proprio di questo che si tratta.
• Lasci scivolar via tutto?
Solo ciò che non mi fa stare bene o non m’intriga. Ma non sempre ci riesco, in verità.
• Non te ne curi?
Alzo le spalle, guardo e passo. Ma non sempre ci riesco, in verità.

• Accade spesso di relazionarsi con l’esterno con usi e costumi prossimi al mondo del rock. Cioè, tutti noi, quando abbiamo due date di fila, facciamo un po’ di booking per creare un piccolo tour.
Ah questo vale per tutti gli ambienti non solo per il rock!
• Tutto questo casino di telefonate e mail porta davvero dei risultati?
Un vecchio proverbio friulano: “Non viene niente con niente”.
• Come sviluppare proprie strategie di relazione?
Rimanendo se stessi (ma questo vale se ci si ‘ritrova’ prima, prima di agire). Il resto è marketing, diplomazia, politica, strategia, opportunismo, ruffianeria, tutte cose probabilmente necessarie, che posson portare una carriera molto molto lontano… ma anche molto molto lontano rispetto a quello che si voleva dire e suonare e fare… Credo si debba avere chiaro in mente – sempre – da quale parte della barricata si vuol stare. So che molti musicisti considerano degli stupidi coloro che persistono in un certo clima di indipendenza, vuoi perchè suonano una musica impossibile, vuoi perchè hanno poco pubblico, vuoi perchè non fanno soldi, etc. Penso che costoro dovrebbero avere più rispetto di quanti operano certe scelte, visto che poi si ‘impadroniscono’ direttamente o indirettamente, coscienti o meno, del lavoro di questi ‘stupidi’! Su questo la storia parla chiaro!

• Hai scelto la frontiera, bene. La maggior parte dei suoni che produci ti tiene fuori al freddo, non è accogliente.
• Ascoltare certe cose non nasce da una naturale pulsione, è una questione di tempo ed educazione, si tratta d’imparare a decifrare segni e silenzi; mica cazzi.
• Perché, uno se le va a cercare?
Sono queste la grandi meraviglie degli esseri umani.
• La frattura tra artista e resto dell’universo è colmabile? Puoi proporre una mappa che ci/ti spieghi?
Quell’antica frattura varia la sua ampiezza a seconda del periodo storico, ma la verità è che gli artisti son sempre stati contrastati e mal visti. All’universo gli artisti piacciono di certo, le stelle sono un buon pubblico.

• Fai diventar storia i tuoi perché, i tuoi come e i tuoi gesti. Come li vorresti rappresentare idealmente?
Con la musica che tutti i miei “perchè”, i “come” e i “gesti” hanno prodotto in tutti questi anni. Anche se la mia coscienza mi dice che nulla è per sempre, nemmeno la storia.

PROVOCAZIONI ISOLATE

• Non si avvista orizzonte né punto d’approdo, stante ciò: perché ti ostini a produrre?
C’è sempre un punto d’approdo, deve esserci, fosse anche solo nella nostra testa. Ciascuno ha le sue verità e convinzioni per fare le cose che fa. Io le rispetto.
• Sei ricco?
No.
• Sei un mecenate?
No.
• Lo sai che suoni sempre nei soliti tre posti e prendi 50 euro a data come un manovale?
Ancora: non è sempre così, ci sono date pagate bene e altre male… Alcune volte suoni in posti incredibili e blasonati ed altre volte suoni in posti ammuffiti e brutti. Ciò che è importante davvero è testimoniare che non c’è solo la musica di intrattenimento, quella di massa, quella remunerativa; qualcuno deve mostrare che ci sono altre vie, altri orizzonti. E comunque nei posti a basso budjet puoi trovare una umanità incredibile, addirittura commovente, fatta di persone che si ostinano a promuovere con sacrificio e coraggio le musiche d’arte. Che prezzo ha questo? A ben vedere, fuori dai festivals, sono proprio i piccoli spazi o le piccole associazioni che fanno muovere le nostre cose… e a questo dato di fatto, vanno incontro tutti quelli che sono dentro queste musiche, quale che sia il curriculum di ciascuno!

EPISODICHE RIFLESSIONI

• Faccio quel che faccio, domandandomi se esisto… Siamo isole? …distanti e incompatibili?
Siamo isole con dei porti, dipende dal tempo se partono o arrivano navi. Ma possono arrivare anche dei malaugurati tzunami e allora…

TUTTO IL CASINO PER…

• Esplicitare una storia, la nostra.
• Collettiva.
• Dire di gesti, pensieri, movimenti, che altrimenti andrebbero persi.
• Di volti occasionali che ne hanno fatto parte un istante, di altri, sempre in prima fila, ad azionarsi ed azionare.
• Proviamo a diventar materiale didattico di repertorio, mica solo un ricordo sbiadito per pochi.

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STEFANO GIUST

Stefano Giust is an improviser musician, drummer, composer of electronic and acousmatic music, producer.

Born in Unterseen, Switzerland, in March ’68, currently he lives in Pordenone, Italy. He is a self-taught musician and he has started recording experimental music when he was 14 in a solo-project named Opera, for Italian label OEC.

He has recorded about 80 albums with his own main projects or as co-leader, mainly improvised music, free jazz and electronic music.

As drummer he has played among others with Dominik Gawara, Gianni Gebbia, Mick Beck, Vincenzo Vasi, Steve Beresford, Luc Ex, Edoardo Marraffa, Tristan Honsinger, Tobias Delius, Gianni Mimmo, Clayton Thomas, Mario Rechtern, Roy Paci, Wolfgang Reisinger, Carlo Actis Dato, Sakis Papadimitriou, Roberto Bellatalla, Xabier Iriondo, Chris Heenan, Patrizia Oliva, Edoardo Ricci, Giorgia Sylleou, Luca Miti, Eugenio Sanna, Andrej Bako, Daniele Pagliero, Mat Pogo, Renato Ciunfrini, MaryClare Brzytwa, Luigi Lullo Mosso, Vincenzo Ramaglia, Gareth Mitchell, Massimo Ceccarelli, Bob Marsh, Massimo Falascone, Karen O’Brien, Gianni Lenoci, Chris Iemulo, Jonas Kocher, IoIoI, Marcello Magliocchi, Roberto Ottaviano, Bart Maris, Nicola Guazzaloca, Domenico Caliri, Jonny Drury, Vittorino Curci, Andy Diagram, Giorgio Pacorig, Jacopo Andreini, Hannes Krebs, Tiziana Lo Conte, Bruno Romani, Guy Strale, Stefano Bartolini, Fred Casadei, Martin Wichtel, Valeria Merlini aka JD Zazie, Marino José Malagnino, Kanoko Nishi, Francesco Guerri, Marco Tabellini, Kilian Schrader, Ivan Pilat, João Filipe, Luca Cartolari, Alessandro Cartolari, Andrea Biondello, André Coelho, Fabio Sfregola, Stefan Krist, Sergio Fedele, Vito Maria Laforgia, Giuseppe Mariani, Jeppa K Hall, Claudio Comandini, Luciano Caruso, il poeta Federico Tavan, Eric Arn, Michele Brieda, Shawn Clocchiatti-Oakey, Cristiano Luciani, Marco Maurizi, Enrico Malatesta, Michel Le Maigne, Giorgio Simbola, Daniele Giannotta, Emmanuel Louis, Filippo Giuffrè, Dario Fariello, Antonio D’Intino, Frantz Loriot, Andrea Laino, Tuia Cherici, Maurizio Suppo, Norontako Bagus Kentus, Alessandro Boscolo, Victor L. P. Young, Federico De Pizzol, Marco Crestani, Claudia Cancellotti, Paolo Capovilla, Igor Alban Chevalier, Teho Teardo, Fulvia De Colle, Marco Carcasi, Pat Riské, Lorenzo Commisso, Paul Snowdon, Walter Belloni, Patrizio Pica aka Ben Presto, Bartolomeo Sailer aka Wang Inc., Luca Vortex, Sergio Cacherano Staropoli, Mike Goyvaerts, Margarida Guia, Marco Loprieno, Nicole Legros, Pierpaolo Caputo, Davide ‘Did’ Lorenzon, Alessandro Fiorin Damiani, Alberto Collodel, Jean-Michel Van Schouwburg, Lorenzo Gabriele, Francesco Rosati, Andrea Gulli, Paolo Pascolo, Manfred Riolsperger, Lucio Corenzi, Gianluca Varone, Errico De Fabritiis, Stefano Cogolo, Deborah Walker, Silvia Tarozzi, John Cuny, Massimo Miola, Rinus Van Alebeek, Mikaele Pellegrino, Marco Eneidi, Herbert Lacina, Stefano Ferrian, Luca Pissavini, Alexandre Soares, Gustavo Costa, Henrique Fernandes, Beppe Scardino, Hervé Boghossian, Jeff Gburek, Edi Leo, Pino Montecalvo, Silvia Kastel, Ninni Morgia, Noel Taylor, Diego Cofone aka Dicofone, Andrea Reali, Keiko Higuchi, Paed Conca, Luca Serrapiglio, Carlo Garof, Cristiano Calcagnile, Stéphane Rives, Liz Allbee.

With other musicians he gave life to the projects Camusi, Crash Trio, Papiers Collés, Ipersensity, Carver, Gamra, Aghe Clope, NOTG, L’Amorth Duo, Gbur, Gebbia/Giust/Iriondo Trio, Ògun, Black Taper Taiga, Suonimmagine, Kongrosian Trio, Squame, Skinstrings, Babelis Project, Setoladimaiale Unit, Nudocrudo, Margine, Orbitale Trio, Le Bambine, Redglass Hearts, Opera; collaborations and performances with Rediffusion (UK), Roy Paci’s Furious Alchemy Collective, DIN-Collective (UK), Trio Solzenicyn, Strähne Trio (DE), Lendormin, Gravida (I/USA), Maisie, Vonneumann, Phil Minton’s Feral Choir, Larsen Lombriki, Sektor 304 (PT), Vincenzo Ramaglia’s Chimera, Bologna Improvisers Orchestra, Collectif Inaudible (BE), Blistrap (UK).

He has toured Italy, England, Scotland, The Netherlands, France, Germany, Spain, Portugal, Switzerland, Austria, Slovenja, Belgium, Poland, Brasil.

He has played at international festivals as Drittes Kleines Festival Der Anderen Art (Bern), Interpenetration Festival (Graz), Mostra SESC de Artes (São Paulo, Brazil), Italian Jazz Rebels (Bologna), Festival Sons Libérés (Bruxelles), Retrograde In The Dromosphere Festival (Poznań‎, Poland), Fonomanie (Bari), Pre Sonar Event (London), Scatole Sonore (Roma ’07, ’08, ’09), Mopomoso (London), Note Non Note/Nuove Partiture e Improvvisazione (Biblioteca Nazionale Centrale, Roma); artistic contexts as the 48th Venice Biennale (’99), B.I.G. Biennale Internazionale Arte Giovane (Torino), Hic Et Nunc (Udine ’02, ’03, ’04), AD’A-Area D’Azione (Rocca Sforzesca, Imola), Azioni Inclementi (Vicenza); art galleries as Neon Campobase (Bologna), Villa Manin Contemporary Art (Udine ’02, ’05, ’06), Illuseum (Amsterdam), Galleria Contemporaneo (Venezia); theaters as Teatro Santana (São Paulo, Brazil), Teatro Miela (Trieste ’90, ’04), Passos Manuel (Porto), Teatro Abeliano (Bari), Petit Théâtre Mercelis (Bruxelles), Teatro San Leonardo (Bologna); clubs as Vortex (London), Wendel (Berlin), Fluc/Moozak (Wien), The Klinker (London ’07, ’08), Celeste – Neu New York/Vienna Institute Of Improvised Music (Wien), Postgarage (Graz), La Centrale (Bordeaux), Sowieso (Berlin); cultural centers as ZDB/Galeria Zé Dos Bois (Lisboa), Reitschule (Bern), Rialtosantambrogio (Roma), The Foundry (London), Amann Studio (Wien), Staalplaat (Berlin), Leoncavallo (Milan); churches as Abbazia di San Zeno (Pisa); University as Academy Of Fine Arts of Bologna, DAMS of Torino; audio-video festivals as Lago Film Fest; live performance at radio broadcasters as Resonance 104.4FM (London Musicians’ Collective, London ’05, ’09), Radio Kairos (Bologna). He has performed live soundtracks for movies by Marcel Duchamp, Fernand Léger, Man Ray, Stan Brakhage, Manucinema, Ciprì e Maresco, Derek Jarman and others.

As composer of acousmatic, electronic and creative music, some of his works have been used by experimental film directors Giovanni Andreotta, Fabrizio Personeni and video-installations by Gorazd Krnc, Toni Mestrovic, Alessandro Amaducci, Sammlerfamilie/Filoart, Tullio De Gennaro, Renzo Cevro-Vukovic, Lorenzo Commisso, Alan De Cecco aka Soda, Iris Ollschewski, Sguardi Sonori. Some of his electronic music have been played in a video documentary and theatre piece performed at the National Theatre of El Salvador (San Salvador). The multimedia project Papiers Collés has been rewarded by Italian Ministry of Instruction – Department of Arts and Research (’05).

In 1993 he has founded the undeground label Setola di Maiale as a network/catalogue of avant-garde musicians who has released his work as well as the work of many international artists: up to now he has produced 200 albums involving about 350 musicians; connected to this project, he has also organized 3 festivals.

www.myspace.com/stefanogiust
www.setoladimaiale.net

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DOMANDE e SOLLECITAZIONI amorevoli – EASilence

DOMANDE e SOLLECITAZIONI amorevoli - EASilence (ElectroAcousticSilence)

1. Sbattersi e suonare davanti a 4 individui, editare cdr dalla tiratura di 50/60 copie. Perché fai questo?
Per il piacere dell’amplesso occasionale?
Per irrisolte problematiche d’ego?
Accogli nel tuo mondo, l’idea che, fare arte, abbia una valenza terapeutica?

Mirio: le domande denotano un alto grado di depressione dell’intervistatore, comprensibile di questi tempi. La ragione per cui faccio ciò che faccio fortunatamente mi è oscura e questa ignoranza mi tiene lontano dalla depressione.

Alessio:  non penso di avere nessun amplesso con il pubblico, non edito cdr di 50/60 copie, con il mio ego parlo tutte le mattine e assolutamente non penso di fare terapia.

2. Perché suoni dal vivo?
Perché dal vivo esisti?
Perché sei vivo?
Consideri esistenza questa condizione?
Sei indulgente con te stesso?

Mirio: continuano le domande sul “perché”. Mio figlio di quando in quando continua a farsele, ha otto anni. Faccio fatica a rispondere ai suoi, di perché… e fra l’altro tutti sappiamo che ciò che conta è rispondere, non cosa si risponde.

Alessio: suono dal vivo perchè credo che questo faccia parte del fare musica e del fare bene il proprio lavoro, io da musicista non esisto ne in registrazione ne dal vivo.

3. L’attuale condizione dell’essere musicista, nella dimensione produzione e nella dimensione performance,  ti crea un senso di spaesamento e d’isolamento?

Mirio: raramente bevo prima dei concerti, ma non tanto per il senso di spaesamento, quanto per i disturbi addominali. Quando è successo mi sono dovuto isolare per un po’. E’ chiaro che cerco ogni volta di tenere la situazione sotto controllo.

Alessio: no

4. Quale esigenza, ti porta oggi a considerare necessario il fattore produzione e live?

Mirio: In quanto musicista il fattore live è importante, come per un attore il fattore palcoscenico, o per il pasticciere il fattore cliente o per il martello il fattore chiodo. Il fattore produzione è già più complicato. In effetti c’è chi abusa del fattore produzione. Molti pensano al fattore produzione come l’ubriaco al fattore vino, oppure l’atleta al fattore doping oppure il politico al fattore cocaina. La nostra musica non ha bisogno di  essere prodotta in eccesso, ma di essere prodotta al momento giusto.

Alessio: niente da aggiungere rispetto a Mirio

5. Che valore ha la tua performance in termini di qualità e onestà?

Mirio: preferirei parlare in altri termini della musica, ovvero in termini musicali. La qualità è un termine che si applica alla musica ma spesso si porta dietro le ragioni del mercato e del commercio. L’onestà è un palliativo per chi vorrebbe distinguere la buona musica dalla cattiva e non sa come fare.

Alessio: onestà… direi che la nostra musica è onesta in quanto autentica, frutto di lavoro, ricerca e molte domande. Come altri stanno facendo non ci spilliamo sul petto gadget  con il marchio di qualità.

6. Che storia vuoi lasciar di te? …hai in mente un orizzonte, un percorso, oppure… …no?

Mirio: cioè, mi stai chiedendo di immaginare il passato del mio futuro? Ma non ti sembra eccessivo?

Alessio: la mia storia che vorrò lasciare? Scusa ma non ne tempo ne voglia per pensare a questo.

7. Sei sicuro che l’esposizione a scopo terapeutico, non ti generi un panico da esposizione e da aspettative continuamente deluse?

Mirio: quando si dice che lo psicologo cura se stesso attraverso il paziente.

Alessio:  esposizione a scopo terapeutico? Non mi ritrovo in questo.

8. Il sistema che conoscevi e conosciamo è in agonia conclamata da tempo:
Fai finta di nulla?
Non ti poni il problema?
Come lo affronti?
Con quali astuzie diffondi cultura?
Data la condizione comatosa dell’insieme, di nuovo, cosa ti induce a credere di esistere?
Fai resistenza?
Lasci scivolar via tutto?
Non te ne curi?

Mirio: ne parlavamo con Alessio in questi giorni…. la situazione in Italia è difficile, sembra di assistere ad un paese tossico che continua ad intossicare i propri cittadini. Io consiglio a tutti i miei allievi e quando sarà il momento ai miei figli, di andarsene.

Alessio: d’accordo con Mirio

9. Accade spesso di relazionarsi con l’esterno con usi e costumi prossimi al mondo del rock. Cioè, tutti noi, quando abbiamo due date di fila, facciamo un po’ di booking per creare un piccolo tour.
Tutto questo casino di telefonate e mail porta davvero dei risultati?
Come sviluppare proprie strategie di relazione?

Mirio: Caro Marco, a tutt’oggi non abbiamo alcuna strategia davvero buona. Queste strategie in passato facevano la professionalità degli agenti e delle agenzie. So che loro stessi sono alla ricerca di nuovi sistemi per smuovere l’economia musicale.

10. Hai scelto la frontiera, bene. La maggior parte dei suoni che produci ti tiene fuori al freddo, non è accogliente.
Ascoltare certe cose non nasce da una naturale pulsione, è una questione di tempo ed educazione, si tratta d’imparare a decifrare segni e silenzi; mica cazzi.
Perché, uno se le va a cercare?
La frattura tra artista e resto dell’universo è colmabile? Puoi proporre una mappa che ci/ti spieghi?

Mirio: nelle tue domande ci sono già le Tue risposte.

11. Fai diventar storia i tuoi perché, i tuoi come e i tuoi gesti. Come li vorresti rappresentare idealmente?

Mirio: Sono sufficienti i cd musicali che produce il GRIM

Alessio: Il lavoro del GRIM

PROVOCAZIONI ISOLATE

Non si avvista orizzonte né punto d’approdo, stante ciò: perché ti ostini a produrre?
Sei ricco?
Sei un mecenate?
Lo sai che suoni sempre nei soliti tre posti e prendi 50 euro a data come un manovale?

EPISODICHE RIFLESSIONI

Faccio quel che faccio, domandandomi se esisto… Siamo isole? …distanti e incompatibili?

TUTTO IL CASINO PER…

Esplicitare una storia, la nostra.
Collettiva.
Dire di gesti, pensieri, movimenti, che altrimenti andrebbero persi.
Di volti occasionali che ne hanno fatto parte un istante, di altri, sempre in prima fila, ad azionarsi ed azionare.
Proviamo a diventar materiale didattico di repertorio, mica solo un ricordo sbiadito per pochi.

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GRIM (Gruppo di Ricerca e Improvvisazione Musicale) – www.grim-italia.it

Il GRIM è un’Associazione nata nel 2005 per volontà dei musicisti Mirio Cosottini e Alessio Pisani.
L’associazione intende promuovere la cultura musicale ed in particolare la ricerca sull’improvvisazione musicale dal punto di vista teorico e pratico, sia in ambito performativo che didattico, collaborando con enti pubblici e privati, singoli musicisti e artisti italiani e stranieri, compositori, danzatori, e videoartisti.

Attività principali:
– EASilence

- EAOrchestra
– Laboratorio di Improvvisazione tenuto al Conservatorio di Padova
– Etichetta discografica GRIMedia Records

L’EASilence è una formazione ad organico variabile, dal duo al quintetto con vocazione cameristica. Ha all’attivo due produzioni discografiche, Cono di Ombra e Luce del 2009 e Flatime del 2010.

L’EAOrchestra è una formazione ad organico variabile, da otto a quindici musicisti, che esegue musica originale del GRIM e musica di repertorio del secondo novencento che include elementi sostanziali di improvvisazione.

Il Laboratorio di Improvvisazione tenuto al Conservatorio di Padova ci consente di coltivare ottimi allievi che talvolta entrano anche nelle nostre produzioni musicali. L’attività di ricerca sulla didattica sfocia in articoli sull’improvvisazione che vengono pubblicati su riviste specializzate.

Interna al GRIM è l’etichetta discografica GRIMedia Records che nel 2007 ha pubblicato il cd EAQuartett eseguito dall’ElectroAcousticQuartett. Il GRIM ha anche collaborato all’uscita del cd The curvature of pace della Americana Impressus Records, del trombettista Mirio Cosottini e del pianista Tonino Miano. Nel 2009 è uscito il cd Cono di Ombra e Luce del trio EASilence in collaborazione con l’Amirani Records e ma Mediaducks ed infine nel 2010 il cd Flatime, in collaborazione con Amirani Records.

Collaborazioni:

Mario Arcari oboista, Paolo Botti violista, Andrea Melani batterista, Roberto Sassi chitarrista, Marco Remondini violoncellista, Adriana Boschi clarinettista, Stefano Battaglia pianista, compositore, Claudio Lugo sassofonista, compositore, Alessandro Cartolari sassofonista, Luca Cartolari bassista, live electronics, Giorgio Rossi danzatore, Modiomedia, videomaker, Amina Amici, danzatrice, Enrico Malatesta percussionista, Gregorio Carraro flautista, Roberto Dall’Olio, poeta, Monica Demuru, cantante, Taketo Gohara, elettronica, Filippo Pedol, contrabbasso, Tonino Miano, pianista, Michel Godard tuba.

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DOMANDE e SOLLECITAZIONI AMOROSE – PABLO MONTAGNE

DOMANDE e SOLLECITAZIONI AMOROSE – PABLO MONTAGNE

1.  Sbattersi e suonare davanti a 4 individui, editare cdr dalla tiratura di 50/60 copie. Perché fai questo?

Bè, non è proprio sempre così , però …..che ci posso fare se non ho l’attitudine naturale a produrre musica commerciale; cioè a fare della musica un commercio , a convincere che le mie cose siano meglio di altre e perciò a scegliere me, a curare la mia immagine così da rendere più convincente e appetibile la mia musica,  a non sentirmi una merda dopo che ho scritto/suonato certa roba…… tutto qua? Mi arrangio con quello che ho e quello che non ho.

2.   Per il piacere dell’amplesso occasionale?

Non è male l’idea dell’amplesso occasionale!, altrimenti diventerebbe routine. Poi suonare troppo spesso non ti da modo di provare materiale nuovo, così rischi di suonare sempre le stesse cose e allo stesso modo.

3.  Per irrisolte problematiche d’ego?

Tutti abbiamo qualcosa o più cose  irrisolte in fondo, è così,…. però  trovo che sia bello provare a risolvere le cose, l’importante è che non si proponga qualcosa di irrisolto artisticamente o con una forte dose di negatività,per dirla in parole povere da “sfigato” . Qualche volta si confonde la profondità di pensieri con la “SFIGA”. In questi casi sta all’artista trovare la bellezza, lavandosi di dosso i cattivi pensieri che immancabilmente incombono quando si spinge all’estremo il proprio processo creativo.

4.   Accogli nel tuo mondo, l’idea che, fare arte, abbia una valenza terapeutica?

Sicuramente si, anche se non faccio le mie cose per guarire da qualcosa di oscuro. Semplicemente sto bene quando faccio determinate/indeterminate cose,  più che altro so abbastanza bene quello che non voglio fare , penso che sia più importante questo ultimo, perché il resto deve essere una sorpresa!.  Difficile sorpendersi da soli, ma ci provo.

5.   Perché suoni dal vivo , perché dal vivo esisti?

Non vedo altri modi, a parte suonare con amici, per puro piacere di stare insieme, come prendersi una birra , ….e magari si è anche più sinceri perché non si sta li a dare un giudizio.
Quando si suona dal vivo è  bello sapere che sta succedendo qualcosa  in quel momento e basta, non si ripeterà mai più allo stesso modo. E’ dura confrontarsi faccia a faccia con il presente, essere presente al presente , né  un po’ prima né un po’ dopo.
6.  Perché sei vivo?

Perché esiste la morte, sono due facce della stessa medaglia, quindi se vuoi la medaglia te le devi “pigliare” così com’è.
7.  Consideri esistenza questa condizione?

Direi che guardandosi attorno  non ci si possa lamentare più di tanto, potrebbe risultare offensivo verso chi non ha avuto niente e passa guai seri. Non so bene quale possa essere  il ruolo dell’arte nella nostra società adesso , forse semplicemente quello di non farsi corrompere.

8.  L’attuale condizione dell’essere musicista, nella dimensione produzione e nella dimensione performance,  ti crea un senso di spaesamento e d’isolamento?

Anche se la situazione non è delle più confortevoli, tendo ( nel limite del possibile) a non dare una colpa all’esterno, faccio con quello che ho, non penso che qualcuno mi debba qualcosa, nè lo Stato nè la Società, né nessun’altro, non ho bisogno di una struttura esterna che mi dia un ruolo e mi dia un senso e un valore nella società, faccio quello che sento di fare. Gioco e interagisco con me stesso e con quello che mi capita attorno, cambio , ricambio …gioco, …..imparo…………………………poi dopo un po’ sento che è cambiato qualcosa Dentro, e via così….

9.   Quale esigenza, ti porta oggi a considerare necessario il fattore produzione e live?

Per il “Live” l’ho già spiegato, la produzione invece è necessaria quando si fa musica non completamente scritta su carta, serve per fissare alcuni processi .

10. Che valore ha la tua performance in termini di qualità e onestà?

Io non posso giudicare, sicuramente do’ il massimo , soprattutto nella preparazione di un concerto, dove mi piace provare sempre materiale nuovo su cui c’è sempre da lavorare e nel quale non sono sicuro di dove mi porteranno e se funzioneranno alla fine i percorsi che prendo.

11.  Che storia vuoi lasciar di te? …hai in mente un orizzonte, un percorso, oppure… …no?

Di quello che lascierò non me ne frega proprio niente, è più una mania di un certo tipo di compositori o di chi fa arte figurativa , ingegneri, architetti, dove le cose rimangono fisicamente. Questa pulsione viene a chi ha voglia di scalare una qualche scala sociale, salire su una impalcatura un po’ più alta di una certa struttura gerarchica.

Ma quello che faccio è solo aria che si muove, dove devo salire?

12.  Hai scelto la frontiera, bene. La maggior parte dei suoni che produci ti tiene fuori al freddo, non è accogliente.
Ascoltare certe cose non nasce da una naturale pulsione, è una questione di tempo ed educazione, si tratta d’imparare a decifrare segni e silenzi; mica cazzi.
Perché, uno se le va a cercare?

Ho pensato spesso a questa cosa. Hanno influito moltissimo su di me le cose che ho ascoltato e visto nella mia vita che non mi sono piaciute, che mi hanno annoiato, che non avevano un briciolo di creatività e di vitailità e così le ho odiate , mi sembravano una offesa alla vita. Così ho cercato una possibile alternativa.

Un certo modo di trattare il Jazz per esempio (ormai è la norma),  tutti i brani vengono usati sempre gli stessi processi (organizzazione delle altezze, degli accordi, una certo tipo di densità, stessa interazione fra i musicisti), cambia solo la tonalià e la velocità e poi giù con i soliti cliché telefonati. Una palla pazzesca, niente a che fare con il vero spirito di chi come J.Coltrane, M.Davis, T.Monk  rinnovavano in continuazione la loro musica. Poi è naturale che si vada a cercare qualcosa da altre parti, ….giusto per avere un po’ di ossigeno, e così un poi scopre Cage, Xenakis, Messiaen, giusto per fare un esempio nell’ambito colto.

13. La frattura tra artista e resto dell’universo è colmabile? Puoi proporre una mappa che ci/ti spieghi?

Non sono del parere che ci sia qualcosa da colmare, sicuramente l’artista fa parte dell’universo cerca di interpretarlo e da una sua visione personale ,  ma  non fa parte della nostra società odierna. Credo molto nella forza del singolo, in questo caso.

14.  Fai diventar storia i tuoi perché, i tuoi come e i tuoi gesti. Come li vorresti rappresentare idealmente?

Vediamo……un gigantesco cubo di granito …… con  panna montata sopra.

PABLO MONTAGNE

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PABLO MONTAGNE

Chitarrista , improvvisatore, compositore.

Ha studiato chitarra elettrica con L.Candelori, I.DeAngelis e M.Vallois (CIM, Parigi).

Si diploma in chitarra classica con il massimo dei voti presso il conservatorio “A.Casella” dell’Aquila.

Nel 2007 consegue  con Lode il diploma di II livello ad indirizzo solistico (conservatorio “N.Rota di Monopoli”) studiando con M.Felici e M.Grandinetti.

Nel 2009 consegue il diploma di Jazz con Lode presso il Conservatorio “N.Rota di Monopoli” studiando con G.Lenoci.

Inoltre ha studiato Musica Elettronica con M.Lupone, collaborando con il CRM (Centro di Ricerche Musicali) , partecipando così a  diversi Festival di Musica Contemporanea :

”Corpi del Suono” (2003); ”Un Iter Inverso” dedicato al compositore D.Guaccero(2004);

“Arte e Scienza” (Roma 2004),“Gattomachia” spettacolo di R.Vacca” con utilizzo e progettazione algoritmica di  “live electronics”.

Ha pubblicato un disco di proprie composizioni con l’ensemble Chaque Objet

con l’etichetta Olandese Evil Rabbit Records, eplorando attraverso l’improvvisazione  le relazioni fra segno, suono e gesto. Il disco ha avuto diverse trasmissioni radiofoniche all’estero: Taran’s Free Jazz Hour (Francia), Whfr.FM (Stati Uniti), In a Yellow tone (Canada).

Ha pubblicato diversi dischi in solo fra i quali:

“Solo Immobile” (setola di maiale)

-“The sharp edge” ( Alchimistica)

-“Guitars, an anthology of experimental solo guitar music” ( setola di maiale)

Con l’etichetta “Objective Records”, ha registrato un disco di composizioni dedicate a T.Monk  “Re-Compositions and De-Compositions”, e “Chaque Objet 1_05” con A.La Volpe, F.Massaro e V.Gallo .

-“ Barrirete” con   l’ensemble Barrio de Tango “Dodici Lune”.

“Crudités”, in  duo con il percussionista G.Mongelli,  (Setola di Maiale).

Da anni si dedica alla pratica dell’improvvisazione, composizione(de-composizione ,ri-composizione), gestendo e spingendo verso diversi e molteplici aspetti della performance in solo e in gruppo:

musica da carta, musica da contare, musica da leggere e ascoltare ,

musica da leggere e non ascoltare, musica da circostanza, musica per sbaglio,

musica di riflesso,  musica di multi-direzioni intenzionali, musica fisica, , musica nascosta, musica ferma etc…

Ha collaborato come improvvisatore, compositore, esecutore con:

M.Lupone, W.Cianciusi,  A.Tomassetti, M.Riessler,  G.Lenoci, F.Massaro, A.La Volpe,

J.Léandre, B.Achiary, M.Grandinetti, K.Saariaho, M.Felici, W.Parker,  S.Potts, E.Melozzi, S.Taglietti, R.Vacca, , C.Laurenzi (IRCAM), CRM(centro di ricerche musicali), G.Mongelli, Barrio de Tango, D.di Bonaventura, Quadrivium Percussione Ricerca,  V.Grossi, Diomira Invisible Ensemble, Lisma Project (E.Melozzi, S.de Angelis), Compagnia di danza Qualibò, lo scultore B.Buttarelli, gli attori  A.Haber, C.Ponzoni, G.Medas…

http://www.myspace.com/pablomontagne

http://www.alchemistica.net/artists/Pablo%20Montagne.html

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flyer mese febbraio e marzo 2011 – Il rombo strozzato!

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DOMANDE e SOLLECITAZIONI AMOROSE – ALESSANDRO MONTI (UNFOLK)

DOMANDE  e SOLLECITAZIONI amorose – ALESSANDRO MONTI

1. Sbattersi e suonare davanti a 4 individui, editare cdr dalla tiratura di 50/60 copie. Perché fai questo?
Per il piacere dell’amplesso occasionale?
Per irrisolte problematiche d’ego?
Accogli nel tuo mondo, l’idea che, fare arte, abbia una valenza terapeutica?

Non ho mai amato suonare dal vivo: sono pochissime infatti le occasioni di reale soddisfazione emotiva, inoltre la mia zona non offre molto… ma presto lo farò di nuovo nella speranza di vendere qualche copia in più dei dischi (la tiratura é sopra la media e rigorosamente silver disc, ma una volta ne stampavo poche e oggi putroppo sono troppe!)

2. Perché suoni dal vivo?
Perché dal vivo esisti?
Perché sei vivo?
Consideri esistenza questa condizione?
Sei indulgente con te stesso?

E’ tutto parte dell’arte… una vita senza arte non ha senso.

3. L’attuale condizione dell’essere musicista, nella dimensione produzione e nella dimensione performance,  ti crea un senso di spaesamento e d’isolamento?

A volte… ma credo ne valga sempre la pena, anche se ad ascoltarti/vederti restano in pochi…

4. Quale esigenza, ti porta oggi a considerare necessario il fattore produzione e live?

L’espressione pura e semplice.

5. Che valore ha la tua performance in termini di qualità e onestà?

Per la qualità vedremo… per l’onestà direi al 100% (per ora ho sempre cercato di trarne del materiale interessante da pubblicare, almeno in parte…)

6. Che storia vuoi lasciar di te? …hai in mente un orizzonte, un percorso, oppure… …no?

Un piccolo contributo culturale… un granello di sabbia indipendente… ma nessun ego-trip!

7. Sei sicuro che l’esposizione a scopo terapeutico, non ti generi un panico da esposizione e da aspettative continuamente deluse?

Uhmmm… panico si, ma la terapia artistica, dal punto di vista spirituale, serve sempre… e poi direi che é un dono, perchè non usarlo?

8. Il sistema che conoscevi e conosciamo è in agonia conclamata da tempo:
Fai finta di nulla?
Non ti poni il problema?
Come lo affronti?
Con quali astuzie diffondi cultura?
Data la condizione comatosa dell’insieme, di nuovo, cosa ti induce a credere di esistere?
Fai resistenza?
Lasci scivolar via tutto?
Non te ne curi?

Ognuno deve trovare una sua tattica per combattere… mai mollare!

9. Accade spesso di relazionarsi con l’esterno con usi e costumi prossimi al mondo del rock. Cioè, tutti noi, quando abbiamo due date di fila, facciamo un po’ di booking per creare un piccolo tour.
Tutto questo casino di telefonate e mail porta davvero dei risultati?
Come sviluppare proprie strategie di relazione?

Un vero disastro: qui succede poco o nulla e si cerca di veicolare il prodotto in tutti i modi. All’estero invece ci sarebbe qualche possibilità in più… Sembra un lungo periodo di transizione (sono un incurabile ottimista), ma il futuro é davvero incerto, chi vivrà vedrà…

10. Hai scelto la frontiera, bene. La maggior parte dei suoni che produci ti tiene fuori al freddo, non è accogliente.
Ascoltare certe cose non nasce da una naturale pulsione, è una questione di tempo ed educazione, si tratta d’imparare a decifrare segni e silenzi; mica cazzi.
Perché, uno se le va a cercare?
La frattura tra artista e resto dell’universo è colmabile? Puoi proporre una mappa che ci/ti spieghi?

La cosa ha radici genetiche: uno nasce così e basta. Troppe domande non ti servono, é invece salutare l’azione… e subito! Anche se la frattura tra l’artista e il resto dell’universo resta per me incolmabile!

11. Fai diventar storia i tuoi perché, i tuoi come e i tuoi gesti. Come li vorresti rappresentare idealmente?

Un flusso di rumore bianco che ingloba ogni cosa e redime.

PROVOCAZIONI ISOLATE

Non si avvista orizzonte né punto d’approdo, stante ciò: perché ti ostini a produrre?
Sei ricco?
Sei un mecenate?
Lo sai che suoni sempre nei soliti tre posti e prendi 50 euro a data come un manovale?

La produzione indipendente é solo lucida follia.

EPISODICHE RIFLESSIONI

Faccio quel che faccio, domandandomi se esisto… Siamo isole? …distanti e incompatibili?

Alcune piccole isole possono comunque formare un arcipelago di gioia… ma il bollettino metereologico é variabile.

Nota: Ho apprezzato le domande più di quanto abbia scritto – buon lavoro a NOI!

Alessandro Monti

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Alessandro Monti é nato a Venezia nel 1960. Ha realizzato numerose incisioni e produzioni tra le quali “The Wind Collector” con Gigi Masin (Divergo, 1991) e “Master Cylinder” con i Caveman Shoestore (T/K, 1992). Dal 2006 ha iniziato il suo progetto Unfolk con 2 dischi all’attivo: “Unfolk/Alessandro Monti” (Diplodisc/stella*nera, 2006) e “The Venetian Book Of The Dead” (Diplodisc, 2010) in collaborazione con il cantante inglese Kevin Hewick, quest’ultimo distribuito da Audioglobe in Italia e da Burning Shed in Inghilterra. Tra i progetti in cantiere anche un piccolo libro di scritti musicali. Vive e lavora a Mestre.

http://www.unfolkam.it/

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